Mario Turri – Pejo, 1956 - dirigente@liceorussell.eu

×           2012-2015 Dirigente scolastico presso Liceo linguistico “Sophie Magdalena Scholl”, Trento

×           2008-2012 In utilizzo presso il Dipartimento Istruzione, Università e Ricerca della PAT

×           Tiroler Adler Orden in Silber 2005

×           2000-2008 Dirigente scolastico presso IC “Bernardo Clesio” e Istituto Tecnico “Pilati”, Cles

×           1991-2000 Direttore didattico in provincia di Brescia, Bolzano, Trento



Riceve dal lunedì al venerdì dalle 07:30 alle 12:00, preferibilmente su appuntamento



Alcuni passaggi dall'intervento introduttivo 1° settembre 2015

Lavorare a scuola è lavorare in un luogo in cui si riflette, si discute, ci si emoziona, ci si indigna, ci si commuove; abbiamo davanti dei giovani, è l’età della febbre, degli entusiasmi e delle depressione. Sfrontati e fragili, idealisti e cinici, ostili e desiderosi di affetto. Essi si aspettano da noi parole ed esempi significativi, che li aiutino a trovare coordinate essenziali. E’ una generazione che vive stabilmente il paradigma del disorientamento. Questi giovani si attendono, intimamente desiderano, che noi facciamo loro da “contenitore”, che sappiamo dire dei “no” motivati e fermi.

Dovremo, come tutte le organizzazioni umane, cercare di tenere sotto controllo il tasso di casualità delle azioni e aumentare l’indice di intenzionalità. Dovremo gradualmente allargare l’area di ciò che si condivide, sapendo però che non potremo totalizzare il controllo e regolamentare per intero le procedure. Non si possono alimentare sogni di onnipotenza: un’area di opacità ci sarà sempre, ed è bene che rimanga, poiché sarà la spia dei nostri limiti umani e professionali. Nel nostro lavoro certamente servono i vincoli, i regolamenti, le leggi, i contratti; la struttura del diritto scolastico fa da sfondo, da contenitore. Ma servono anche il convenzionamento e l’accordo tra di noi: lavorare in un’organizzazione umana significa rinunciare a fare prevalere il nostro punto di vista personale, vuol dire essere consapevoli che tutti abbiamo un’idea da difendere, e tutti misuriamo le cose con un metro personale. Per questo è necessario sincronizzarci. Siamo sincronizzatori tra passato e futuro, siamo chiamati ad essere sincronizzatori orizzontali delle nostre culture professionali. Dobbiamo, alla fine dei nostri ragionamenti, uscire con soluzioni utili e funzionali alla crescita degli studenti attraverso una buona collegialità, essenziale e funzionale alle scelte.

Il compito del preside è l’ascolto, la mediazione; egli deve interpretare e facilitare la comprensione delle prospettive che i diversi soggetti adottano, deve connettersi, quando le situazioni sono difficilmente inquadrabili, a riferimenti di valore generali.

L’apprendimento non si può inquadrare in relazioni lineari di causa-effetto. Avviene per vie molto personali, mai del tutto chiarite ma, quando si parla di scuola, tutti (o quasi) hanno ragione:

×   quelli che vogliono i 6 giorni e i sostenitori dei 5
×   chi è per l’apprendimento precoce delle lingue e chi sostiene sia meglio iniziare più tardi
×   chi è per l’eccellenza e chi è per la tutela
×   chi è per la continuità e chi preferisce cambiare classe (o docenti)
×   (…)
In questo contesto, è difficile creare consenso, ma bisogna comunque fare sintesi, siamo qui per questo.
Siamo tutti di passaggio. Questa scuola è la “nostra” scuola, ma non lo è in senso assoluto: noi vi scorriamo dentro, per un tempo più o meno lungo, lasciando qualcosa di noi, portandoci via qualcos’altro. E’ bello considerarla come una realizzazione mai definita, aperta a nuove idee, a nuovi contributi di pensiero e di azione.

Cles, 1° settembre 2015
Martedì, 28 Marzo 2017