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Venerdì, 21 Giugno 2024

logo header io sono qui rossoCiao a tutti, per chi non mi conosce sono Jasmine Abram, corso A classe quinta. Oggi sono qui per raccontarmi. Non sono mai stata brava ad esprimermi a voce alta: da piccola ero timidissima, amavo ascoltare le storie degli altri, alimentavano la mia fantasia; per questo amo togliermi le cuffiette in bus quando sento due ragazze raccontarsi la giornata e i dubbi che riempiono la vita di due adolescenti. Tra queste mura piene di crepe, di voci, di gioie, di segreti scambiati tra compagni di classe quella bimba è cresciuta ed è cambiata. Io oggi vi parlo di me, perché mi conosco o almeno tento ogni giorno di conoscermi meglio. Non vorrei risultare banale, ma spero che ognuno di voi ritrovi in queste banalità un pezzo di sé. Forse qualcuno di voi ha probabilmente lasciato un ricordo negli altri più o meno inconsapevolmente. È questa inconsapevolezza che ci fa sentire giovani, che ci fa sfiorare e scontrare con le vite degli altri spesso lasciando impronte incancellabili. A tutti gli sguardi fugaci nei corridoi, le scrollate di spalle, le penne consumate e le gomme perse, il banale yogurt e i meno banali sorrisi complici in classe= perché ogni gesto ha fatto sì che ci trovassimo qui, ora con una vita dentro di noi e una strada buia davanti.

Perché non ce la faccio a pensare ad un futuro lunedì in cui non entrerò più in classe e non saluterò tutti con un “Buongiorno!”, seguito da un punto esclamativo. L’idea che il mio oggi tra queste aule, con le mie persone tra poco sarà un ricordo già mi mette tristezza e non immaginate neanche quante lacrime abbia già versato i mesi scorsi, figuratevi come sarò messa a giugno!

Le parole dei professori che scorrono in sottofondo, mentre rivivo le canzoni per le strade della Grecia, le risate nell’imitare gli stessi prof, la sensazione di sollievo quando chiedevi conferma dei compiti per domani e puntualmente nessuno aveva segnato nulla. La gioia nell’incrociare lo sguardo con chi mi ha vista crescere, forse qualche millimetro, e la consapevolezza che questi anni sono stati i più belli della mia vita.

Eccoci, giornate di orientamento anno 2019: le scale che portano all’ auditorium come una spirale infernale dove mamme confuse, ragazzini spaventati e bidelli all’erta si perdono. Ricordo benissimo come tutte quelle scale, quel sarcofago, quelle porte mi avevano disorientata, altro che orientamento! La lezione di Iachelini, dove attraverso il Teorema di Pitagora era riuscito a spiegare la facilità con cui si poteva calcolare la distanza tra lui e “Abram”, che sarei io. Il laboratorio di scienze dove studiavano gli insetti al microscopio, ho ancora impresso in testa il verde di quel coleottero: chi li ha più visti quegli animaletti? Eccoci, 06/05/2024, l’oggi è il qui. Questa mattina ho ridisceso quelle scale che ho conosciuto ormai 5 anni fa, questa mattina ho provato a cercare di nuovo le nostre incisioni proprio lì, ho respirato quei momenti di fuga, di risate, di abbracci. Che strano mi fa pensare che questa sarà una delle mie ultime volte su questo palco da adolescente e fiera studentessa del Russell. 

Oggi per parlarvi di me è necessario che vi parli degli altri: di tutti quelli che mi hanno circondata in questi anni; e non solo dei miei compagni di classe che mano a mano sono diventati una parte fondamentale e spero duratura nella mia vita. Ma anche dei professori, chi più buono e chi meno, chi mi faceva sempre sorridere durante le lezioni e quelli con cui faticavo da morire! Perché tutto è scuola: è strabiliante anche solo pensare che la maggior parte della formazione la acquisiamo qua, tutta la cultura di cui ci riempiamo sta in queste mura. Qualche giorno fa, mentre copiavo gli appunti su Petronio, mi sono vista da fuori, dematerializzata: pesavo ogni lettera scritta con la mia bic blu che non mi ha mai abbandonata, su quel quaderno, quelle frasi che scorrevano lisce e pensavo a quanto mi mancherà anche solo prendere appunti. Può sembrare davvero da sfigati, ma chi mi conosce sa che sono così: una piccola sentimentale che non solo avrà nostalgia degli appunti scritti, ma che piange per una storia d’amore romanzesca, che versa lacrime appena iscritta al TOLC e che non vuole neanche sentire nominare il fatto che queste sono le sue ultime ore qua.

E’ inconcepibile sapere che la mia routine si spezzerà, niente più bus delle 7, niente più chiacchiere su cosa abbiamo fatto il weekend che riempiono quel silenzio spaventoso tipico degli adolescenti muniti di cuffiette la mattina. Niente più giri a braccetto per l’atrio, niente più scaramucce tra compagni, niente più il cercare quella persona in lungo e in largo per tutta la scuola per poi finire a guardarla e basta, ma va bene anche così. E’ una tappa della vita, ha detto mia mamma, quando ho accennato alla tristezza che mano mano sta crescendo in me e che so esploderà a breve, ma fa male. Fa paura anche, perchè nessuno ci prepara veramente a quello che verrà. Il bello sta in questo ma necessariamente fa paura e non si riesce a spiegare. In queste parole tento di farmi capire e farvi capire cosa tutti questi anni siano significati e quanto sia spaventoso lasciarli, così di botto. 

Quante esperienze condivise con sconosciuti che poi sono diventati i nostri migliori amici, ci abbiamo riso, fatto un piercing di nascosto, fumato la prima sigaretta e poi come il fumo di una di quelle sigarette sono svaniti, allontanandosi nel mondo verso la propria vita. Ecco come tutto finirà, scivolando sulle vie della vita, felici che questo destino ci abbia fatto incrociare altre vie che ci hanno illuminato e riempito di nuova vita. Tante onde che dallo stesso mare si scontrano per poi fluire altrove, chissà dove. 

E non è che una vertigine assurda pensare alle infinite ipotesi che portano ad un’unica soluzione: e se lei non avesse cambiato scuola? e se io non fossi andata lì a ballare quella sera? e se i miei genitori non si fossero mai incontrati? È allo stesso tempo così incredibilmente affascinante e spaventoso tutto questo.

Cerco di dare un ordine a questo caos perfetto della vita. Ma è inevitabile che io continui a chiedermi perché? Perché? Perché tutto? Perché così? Perché non possiamo ridurci a minuscole particelle così piccole da risultare invisibili e semplicemente sparire, PUFF. Ma siamo piccole particelle, invisibili nell’Assoluto che non fanno altro che scontrarsi, eccitarsi e generare reazioni a catena, interazioni chimiche, esplosioni o il nulla.

Con questo spero di non avervi annoiato, ho cercato di portarvi me stessa e con me tutti i pezzi di vita e di Russell che ci associano e collegano. Perché la vita non è altro che una retta descritta da infiniti punti.